Copertina Pelargos 1

n. 6 | 2025


ISBN 978-88-5491-748-4

pp. 2208

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Miscellanea

Ceramic Kilns in the Aegean during the Early Bronze Age. Regional Experimentations and Pyro-Technological (R)evolutions, Ioannis Pappas

L’articolo affronta il tema delle fornaci per la cottura della ceramica dell’Età del Bronzo Antico (EBA). Dal punto di vista geografico, esso prende in esame le principali evidenze provenienti dall’Egeo (isole e Creta), dal Peloponneso, dalla Grecia centrale, dalla Tessaglia e dalla Macedonia, nonché da importanti insediamenti dotati di tali strutture situati lungo la costa e nell’entroterra dell’Asia Minore, dell’Anatolia e della Siria settentrionale. Viene quindi proposta un’analisi comparativa tra le due sponde dell’Egeo, finalizzata a mettere in luce analogie e differenze che possano indicare possibili relazioni e interazioni, nonché eventuali trasferimenti di competenze tecniche e di know-how nell’ambito della pirotecnologia. Lo studio include inoltre strutture di combustione provenienti da siti egei recentemente indagati mediante scavo archeologico e si propone di analizzare le innovazioni strutturali dei forni ceramici, già documentate a partire dalla fine dell’EBA II. Tali innovazioni ebbero un impatto significativo sulle modalità di cottura dei manufatti vascolari.

The article deals with the subject of the Early Bronze Age (EBA) pottery kilns. Geographically, it encompasses relevant evidence from the Aegean (islands and Crete), the Peloponnese, Central Greece, Thessaly and Macedonia, as well as from important settlements with such structures on the coast and in the hinterland of Asia Minor, Anatolia and Northern Syria. A comparative approach between the two sides of the Aegean is then attempted with the aim to highlight similarities and differences that would indicate possible relations and interactions, and potential exchanges of know-how in the field of pyrotechnology. There are also included firing structures from newly excavated Aegean sites, while an effort is made to analyse the structural innovations of ceramic kilns, already attested since the end of the EBA II. These innovations had a significant impact on the way vases were fired.

Displaying Prestige and Negotiating Power on Kos: Factions and Warlords in the Aegean and the Eastern Mediterranean around 1200 B.C.E., Salvatore Vitale, Francesca Nani

In questo articolo si analizza il paesaggio funerario della necropoli di Langada, nell’isola di Kos, quale spazio privilegiato per l’esibizione del prestigio e la negoziazione del potere alla fine del periodo palaziale miceneo. In particolare, l’attenzione è rivolta a cinque tombe costruite e utilizzate durante il Tardo Elladico (TE) IIIB2, la cui rilevanza viene riesaminata alla luce del più ampio contesto socio-politico di riferimento. Per la loro peculiare ubicazione, organizzazione spaziale, tipologia sepolcrale e/o corredo associato, queste tombe costituivano elementi di spicco del paesaggio funerario di Kos. Tra esse, le Tombe 21 e 46 si distinguono per la ricchezza dei rinvenimenti, in particolare per i complessi di armi e utensili in bronzo. Sulla scorta delle recenti ricerche di J. Maran, si propone che gli individui sepolti in queste due tombe fossero eminenti capi guerrieri, che raggiunsero una posizione di rilievo all’interno della comunità di Kos intorno al 1200 a.C. Alcuni dei defunti deposti nelle altre tombe del TE IIIB2 dovevano probabilmente appartenere alle medesime fazioni guidate da tali capi. Questi nuovi e ambiziosi capi avrebbero messo in discussione l’autorità delle élite locali tradizionalmente insediate, svolgendo un ruolo attivo nelle tensioni politiche e nell’instabilità che caratterizzarono Kos e il più ampio contesto regionale nel passaggio tra il TE IIIB2 e il TE IIIC.

In this article, we discuss the funerary landscape from the cemetery of Langada on Kos as an arena for the display of prestige and the negotiation of power at the end of the Mycenaean Palatial period. Specifically, we focus on five graves that were built and used during Late Helladic (LH) IIIB2 and reconsider their significance within their broader socio-political contexts. Due to their distinctive locations, spatial layouts, burial types, and/or associated items, these burials were a prominent feature of the Koan mortuary landscape. Among them, Tombs 21 and 46 stood out for their rich finds, especially their assemblage of bronze weapons and tools. Following recent research by J. Maran, we argue that the individuals buried in these two graves were distinguished warlords, who achieved a prominent position within the Koan community around 1200 B.C.E. Some of the deceased from the other LH IIIB2 tombs likely belonged to the same factions led by these warlords. These new ambitious leaders challenged the power of the local established elites and played an active role in the political turmoil and instability that characterized Kos and its wider region around the LH IIIB2-LH IIIC transition.

L’Accademia di VII secolo a.C.: dalla Hiera Oikia al ginnasio, Ada Caruso

Prendendo le mosse dal recente volume curato da A. Mazarakis Ainian et alii (2024), dedicato alle fasi protostoriche dell’area convenzionalmente nota come Accademia, il presente studio si concentra sul VII secolo a.C. con l’obiettivo di esaminare le modalità di occupazione del sito precedenti all’istituzione del ginnasio nel VI secolo a.C. I rinvenimenti riferibili al VII secolo a.C., desunti dal suddetto volume, sebbene quantitativamente inferiori rispetto a quelli della fase precedente, attestano comunque la presenza di un gruppo fondato su legami parentali che continuò a utilizzare la Hiera Oikia come propria sede di riferimento e a rivendicare il controllo del territorio circostante attraverso pratiche funerarie, comprese le sepolture infantili. La medesima comunità sembra inoltre aver posseduto una consolidata familiarità con l’allevamento e la gestione dei cavalli, nonché con la cultura equestre. Nel più ampio contesto ateniese del VII secolo a.C., la pratica atletica stava assumendo un ruolo sempre più rilevante quale strumento di affermazione dello status sociale e del prestigio. Si può pertanto ipotizzare che, nell’area dell’Accademia, le competenze equestri e il coinvolgimento nelle attività agonistiche da parte degli occupanti del VII secolo a.C. abbiano costituito i presupposti sociali e culturali che favorirono l’istituzione, tra la fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C., di un ginnasio caratterizzato da una marcata identità aristocratica.

Building on the recent volume edited by A. Mazarakis Ainian et alii (2024), which addresses the protohistoric phases of the area conventionally known as the Academy, the present study focuses on the 7th century BC with the aim of examining the forms of occupation at the site before the establishment of the gymnasium in the 6th century. The 7th-century finds, drawn from the aforementioned volume, though fewer in quantity compared to those of the preceding period, nonetheless attest to the presence of a kinship-based group that continued to use the Hiera Oikia as its “headquarters” and asserted its hold over the surrounding area through burials (including those of children). The same community appears to have possessed familiarity with horse management and equestrian culture. Within the broader Athenian context of the 7th century BC the practice of athletics was gaining importance as a medium for the display of status and the negotiation of prestige. It may therefore be suggested that, at the Academy, the horsemanship and engagement in athletic activities by the 7th-century occupants provided the social and cultural preconditions for the institution, between the late 7th and early 6th centuries BC, of a gymnasium with a distinctly aristocratic identity.

La fondazione di Hyele/Elea. Un approccio archeologico, Verena Gassner

Le ricerche sulla fondazione e sulla fase più antica della città focea di Elea si sono basate, e continuano a basarsi, prevalentemente sulle fonti scritte, poiché le testimonianze archeologiche relative a questo periodo risultano in larga misura assenti. I resti del primo insediamento sull’acropoli furono indagati negli anni Settanta del secolo scorso, ma tali scavi si concentrarono principalmente sulla fase in cui i quartieri abitativi furono abbandonati e l’acropoli fu trasformata in uno spazio pubblico e cultuale (460-450 a.C.). Il presente contributo esamina due contesti archeologici che hanno fornito, per la prima volta, evidenze relative alla fase iniziale di costruzione di questo insediamento (fase 0.1). L’edificio A.XXIII, scavato tra il 1996 e il 1997, era situato nella parte occidentale della cosiddetta Terrazza Inferiore dell’acropoli, mentre le indagini del 2004 hanno riesaminato l’edificio A.Ia-b sulla collina II, a est dell’acropoli. L’insieme dei reperti provenienti da questi scavi, e in particolare la ceramica a vernice nera, suggerisce che l’avvio dell’insediamento non possa essere collocato prima dell’ultimo quarto del VI secolo a.C. Tale dato apre nuove prospettive per la ricostruzione delle fasi più antiche della storia di Elea.

Our research on the foundation and the earliest phase of the Phocaean town of Elea was and is mainly based on written sources as archaeological records are largely missing. The remains of the first settlement on the acropolis were explored in the 1970s, but these excavations concentrated mainly on the phase when the domestic quarters were abandoned and the acropolis transformed into a public and sacral space (460-450 BC). The present contribution discusses two archaeological contexts that for the first time brought evidence for the earliest phase of construction of this settlement (phase 0.1). House A.XXIII, excavated in 1996-1997, was situated in the Western part of the so-called Lower Terrace on the acropolis, while the excavations of 2004 re-examined house A.Ia-b on hill II east of the acropolis. The find repertory from these excavations, in particular the black glazed pottery, proposes a beginning of the settlement not earlier than the last quarter of the 6th century BC. and thus opens new perspectives for the reconstruction of the most ancient period of Elea.

Pelargós e moneta: il caso di Crotone, Vincenzo Marrazzo

Lo studio è dedicato al simbolo dell’uccello dalle lunghe zampe raffigurato sulle monete di Crotone, che caratterizzò le emissioni della polis dalla fine del VI fino alla seconda metà del IV secolo a.C. L’identificazione dell’animale, variamente interpretato come airone, cicogna o gru, rimane incerta. Recentemente, tale immagine è stata letta come un riferimento al territorio dell’apoikia, e in particolare al fiume Esaro. Tuttavia, un’analisi diacronica della diffusione del simbolo nella monetazione crotoniate e in altre emissioni della Magna Grecia, soprattutto quelle di Caulonia, Terina e Metaponto, integrata dal contributo delle fonti letterarie e della documentazione archeologica, sembra suggerire una diversa interpretazione dell’immagine. Quest’ultima risulta infatti più comprensibile se inquadrata nel contesto storico e culturale del pitagorismo.

The study focuses on the symbol of the stilt-bird on the coins of Croton, which marked the issues of the polis from the late 6th to the second half of 4th century BC. The bird, of uncertain identification (heron, stork or crane), has recently been interpreted as a reference to the territory of the apoikia, in particular the Esaro River. However, a diachronic analysis of the symbol’s distribution on Croton coins and on other Magna Graecia issues (expecially Caulonia, Terina, and Metapontum), the contribution of literary sources and archaeological documentation, would seem to suggest a different meaning for the image, which is better understood within the historical and cultural context of Pythagoreanism..

A New Form of Conviviality. Collective Baths in Classical and Hellenistic Greek Cities: Old Issues and Unresolved Questions, Carmelo Di Nicuolo

Il contributo propone una breve panoramica sui bagni collettivi di tradizione greca, con particolare attenzione al problema delle loro origini. Tali strutture costituiscono un elemento caratteristico del paesaggio urbano ateniese almeno a partire dagli inizi del V secolo a.C. Esse rappresentarono l’espressione di nuove forme di socialità e convivialità, e la loro progressiva diffusione nell’intera oikoumene greca testimonia il successo di questo modello. L’articolo riesamina la documentazione disponibile e le evidenze materiali attualmente note, sollevando alcuni interrogativi interpretativi con la necessaria cautela metodologica, senza tuttavia pretendere di fornire risposte definitive.

This paper provides a brief overview about Greek-style collective baths, focusing on their origins. These baths became a feature of the Athens skyline from at least the early 5th century BCE onwards. These buildings were an expression of new forms of conviviality, and their gradual introduction throughout the Hellenic oikoumene is evidence of their success. This article revisits the available documentation and material evidence, raising questions with due methodological caution without claiming to provide definitive answers.

The Sanctuary of Demeter at Thea, Patras: the Archaeological Remains and Some Movable Finds, Michalis Petropoulos

Un santuario di Demetra, sconosciuto alle fonti antiche con l’eccezione di una menzione isolata, è stato portato alla luce alcuni anni fa a Thea, nei pressi di Patrasso. Le evidenze archeologiche mostrano che si trattava di un santuario montano all’aperto, privo di un edificio templare, nel quale il culto e le celebrazioni delle Tesmoforie erano incentrati attorno a un grande altare costruito a pianta ortogonale. Un secondo altare monolitico doveva probabilmente essere destinato alla combustione di piante aromatiche. Tra le numerose figurine votive rinvenute, soltanto due sono in bronzo e datano al secondo quarto del V secolo a.C. Il santuario viene identificato con quello di Demetra Poteriophoros, venerata nel villaggio dell’antica Antheia, uno dei tre abitati che, secondo la tradizione tramandata dalle fonti, avrebbero dato origine all’antica Patrasso.

A sanctuary of Demeter, unknown in most ancient sources except one, came to light some years ago at Thea near Patras. The archaeological remains show that it was an open-air mountainous sanctuary without any temple and that the cult and the ceremonies of Thesmophoria were concentrated around a big built orthogonal altar. A second monolithic altar could be used for burning aromatic plants. Among the many figurines only two were bronze and date to the second quarter of the 5th century B.C. The sanctuary is identified with that of Demeter Poteriophoros, who was worshipped at the village of ancient Antheia, one of the three villages, which, according to sources, created ancient Patras.

Atti della Giornata di Studi nel centenario della nascita di Ettore Lepore

Introduzione, Luca Cerchiai, Emanuele Greco
“Strutture”, “storia strutturale”, “totalità”. A proposito del saggio di E. Lepore su strutture sociali ed economiche dei santuari di Magna Grecia (1977), Alfredina Storchi Marino
Ettore Lepore nella testimonianza di un alunno, Emanuele Greco
Il dibattito sui santuari di Magna Grecia: note per un bilancio e appunti sulle prospettive a partire da Ettore Lepore, Maurizio Giangiulio

La logica culturale di molti santuari extraurbani non consiste nel proiettarsi verso l’esterno, nel mondo non greco o barbarico, né nel collocarsi in una particolare relazione simbolica con la campagna, intesa come realtà distinta dalla comunità politica. Al contrario, al di là di dicotomie che hanno a lungo condizionato gli studi – tra spazio urbano e non urbano, tra mura cittadine e territorio rurale, tra polis e chora agricola, tra santuari urbani e santuari extraurbani o extramurani – la logica culturale degli Heraia qui esaminati va ricercata nell’ordine politico e istituzionale della polis, che il santuario evoca e rappresenta, fungendo da garante nei confronti della comunità stessa. Si configura così una relazione profonda, strutturata e al tempo stesso strutturante, tra il santuario e l’organizzazione politica e sociale della città, nella quale il luogo di culto non si pone ai margini della polis, bensì ne costituisce una manifestazione essenziale e un elemento attivo nella definizione della sua identità collettiva.

The cultural logic of many extra-urban sanctuaries is not to project themselves outward into the non-Greek and barbaric world, or to place themselves in a special symbolic relationship with the countryside, as if it were something different from the political community. On the contrary, beyond any dichotomy that has marked our studies for too long – between urban and non-urban, between city walls and countryside, between polis and agricultural chora, between city shrines and extra-urban or extramural shrines – the cultural logic of the Heraia discussed here is that of the political and institutional order of the polis that the sanctuary evokes, acting as its representative and guarantor vis-à-vis the community itself, in a profound, structured, and structuring relationship with the political and social organization of the city.

“Quando tacciono i documenti scritti”: l’archeologia dei santuari della Magna Grecia cinquant’anni dopo Lepore, Valeria Parisi

Nel contesto della Magna Grecia, dove le fonti letterarie ed epigrafiche risultano spesso lacunose e frammentarie, l’archeologia riveste un ruolo fondamentale per la comprensione degli aspetti religiosi delle colonie greche d’Occidente. Muovendo da una rilettura di un testo di Ettore Lepore – assunto come filo conduttore della giornata di studi a lui dedicata – il presente contributo propone una riflessione critica sui percorsi interpretativi che hanno caratterizzato la ricerca archeologica sui santuari della Magna Grecia negli ultimi cinquant’anni. Attraverso il confronto tra acquisizioni consolidate e nuove scoperte, tra modelli interpretativi tradizionali e approcci più recenti allo studio della cultura materiale, l’articolo intende ripercorrere l’evoluzione del dibattito scientifico e valutare le prospettive offerte dalle attuali linee di ricerca per la comprensione dei fenomeni religiosi nel contesto magnogreco.

In the context of Magna Graecia, where literary and epigraphic sources are often fragmentary, archaeology plays a central role in understanding the religious aspects of the Western Greek colonies. Starting from a reinterpretation of a text by Ettore Lepore – indicated as a guiding thread for the study day dedicated to him – this paper offers a critical reflection on the interpretative paths taken in archaeological research on the sanctuaries of Magna Graecia over the past fifty years, between old and new discoveries, traditional interpretative models, and new approaches to the study of material culture.

Gli Heraia nelle colonie achee: culti urbani ed extraurbani nel dialogo politico tra città e territorio, Michele Scafuro

Il presente studio analizza le dinamiche politiche e religiose dei culti di Hera nelle colonie achee della Magna Grecia, concentrandosi sull’interazione tra santuari urbani ed extraurbani quali strumenti di controllo territoriale, coesione sociale e costruzione identitaria. Muovendo dal quadro storiografico elaborato da Ettore Lepore e Georges Vallet in merito al rapporto tra polis, chora e santuario, il contributo esamina il modo in cui gli Heraia di Poseidonia, Metaponto e Crotone rielaborarono i modelli cultuali della madrepatria – in particolare quelli della piana argiva – attraverso processi di appropriazione selettiva e di risemantizzazione culturale. Le evidenze archeologiche, topografiche e rituali mostrano come la duplice localizzazione del culto di Hera corrispondesse a funzioni complementari: da un lato l’integrazione civica e il rinnovamento della comunità nell’ambito urbano, dall’altro la mediazione politica e la gestione delle frontiere nel territorio rurale. L’analisi comparativa dei santuari situati lungo i fiumi Sele e Bradano mette in luce sviluppi asincroni e adattamenti locali, nei quali i paesaggi sacri agirono come fattori attivi nei processi di colonizzazione e di riorganizzazione dei territori indigeni. Integrando i dati archeologici con le teorie antropologiche della memoria culturale, il contributo sostiene che gli Heraia achei debbano essere interpretati non come semplici trasposizioni dei prototipi peloponnesiaci, bensì come espressioni dinamiche della memoria collettiva e dell’identità politica. In questa prospettiva, gli spazi sacri emergono come dispositivi di memoria, politici e interculturali attraverso i quali la polis coloniale affermava il proprio rapporto sia con il passato sia con il mondo non greco circostante.

This study investigates the political and religious dynamics of the cults of Hera in the Achaean colonies of Magna Graecia, focusing on the interplay between urban and extra-urban sanctuaries as instruments of territorial control, social cohesion, and identity construction. Starting from the historiographical framework developed by Ettore Lepore and Georges Vallet concerning the relationship between polis, chora, and sanctuary, the paper explores how the Heraia of Poseidonia, Metapontion, and Kroton reinterpreted metropolitan cultic models – especially those of the Argive plain – through processes of selective appropriation and cultural re-semantization. Archaeological, topographical, and ritual evidence reveals that the dual localization of Hera’s cult corresponded to complementary functions: civic integration and collective renewal within the urban sphere, and political mediation and frontier negotiation in the rural hinterland. The comparative analysis of the sanctuaries along the Sele and Bradano rivers highlights asynchronous developments and localized adaptations, where sacred landscapes acted as active agents in the colonization and reconfiguration of indigenous territories. By integrating archaeological data with anthropological theories of cultural memory, the paper argues that the Achaean Heraia should be interpreted not as passive transpositions of Peloponnesian prototypes, but as dynamic expressions of collective memory and political identity. In this sense, sacred spaces emerge as mnemonic, political, and intercultural devices through which the colonial polis negotiated its relationship with both the past and the surrounding non-Greek world..

Santuari, ‘strutture’ e categorie documentarie. Brevi note a margine delle riflessioni di Lepore, Mario Lombardo

Il contributo intende proporre alcuni dubbi, interrogativi e spunti di riflessione suggeriti dalla densa introduzione di Ettore Lepore a un convegno su Polis e Tempio in Sicilia tenutosi nel 1977 e pubblicata postuma nel 1995. Tali considerazioni riguardano tre aspetti – o, meglio, tre nozioni – che, a mio avviso, attraversano quasi ogni pagina del testo di Lepore: «santuari», «strutture» e «categorie documentarie». Da queste pagine emerge la consapevolezza di muoversi all’interno di una dimensione teorica e metodologica che Lepore percepiva – si ricordi, nel 1977 – come nuova, ancora poco esplorata ma estremamente promettente e, si potrebbe aggiungere, necessaria: quella di una «storia totale», all’interno della quale l’espressione «strutture nella loro interezza» poteva acquisire pieno significato, e nella quale emergeva in primo piano la questione dell'incommensurabilità e dell'autosufficienza delle testimonianze documentarie.

My contribution aims to bring to your attention some doubts, questions, and food for thought that were suggested to me by the dense pages of Ettore Lepore’s introductory text to a conference on Polis e Tempio in Sicilia in 1977, published posthumously in 1995. These concern three aspects, or rather three notions: ‘sanctuaries’, ‘structures’, and ‘documentary categories’, which, I would say, permeate almost every page of Lepore’s text. It reveals an awareness of moving within a theoretical and methodological dimension that he perceived – remember, in 1977 – as new and (still) little explored yet highly promising – and, I would argue, necessary –, that of a ‘total history’, in which the term ‘structures in their entirety’ could acquire full meaning, and in which the question of the incommensurability and self-sufficiency of evidence emerged to the fore’.

Fuori dalla città? Forme e funzioni di luoghi di culto “minori” tra religione ufficiale e religione popolare in Magna Grecia, Rosina Leone

Prendendo le mosse dal testo di Ettore Lepore, il contributo propone alcune riflessioni sui luoghi di culto situati nelle chorai della Magna Grecia (i cosiddetti santuari rurali), attraverso l’analisi di diversi casi di studio relativi alla chora di Poseidonia e alla chora di Metaponto, mettendo in evidenza la difficoltà dell’archeologia nel proporre quadri interpretativi univoci.

Starting from Ettore Lepore’s text, the paper offers some reflections on places of worship located in the chorai of the Magna Graecia (the so-called rural sanctuaries), drawing on the analysis of several case studies relating to the chora of Poseidonia and to the chora of Metaponto, and highlighting the difficulty for archaeology to propose unambiguous interpretative frameworks.

Santuari e forme di dipendenza in Magna Grecia nell’analisi di Ettore Lepore, Luisa Breglia

L’obiettivo di questo breve contributo è mostrare l’importanza che Ettore Lepore attribuiva alla prospettiva marxista sulle strutture sociali e sulle forme di dipendenza nell’analisi dei rapporti tra santuari e poleis in Sicilia e nella Magna Grecia.

The objective of this brief presentation is to demonstrate the importance Ettore Lepore gave to the Marxist perspective on social structures and forms of dependence in his analysis of the relationships among sanctuaries and poleis in Sicily and in Magna Grecia.

Note su Kaulonía, rileggendo Ettore Lepore, Maria Cecilia Parra

Il contributo presenta alcune brevi considerazioni ispirate all’articolo di E. Lepore, «Strutture sociali ed economiche dei santuari di Magna Grecia» (1991). L’obiettivo è mettere in evidenza i risultati più significativi delle ricerche condotte dalla Scuola Normale e dall’Università di Pisa presso il santuario di Punta Stilo a Caulonia e nel territorio della colonia achea, al fine di colmare quelle “lacune nella conoscenza” che Lepore aveva rilevato.

This paper presents brief notes inspired by E. Lepore’s article, «Strutture sociali ed economiche dei santuari di Magna Grecia» (1991). The aim is to highlight the most significant contributions made by research carried out by the Scuola Normale and the University of Pisa at the sanctuary of Punta Stilo in Kaulonia and in the territory of the Achaean colony to fill the “gaps in knowledge” that Lepore pointed out.

Rassegne e discussioni

I demi dell’attica nella sintesi di G. Stainhauer
Emanuele Greco




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