Rivista annuale di studi sul mondo classico
Direttore: Emanuele Greco
ISSN 2723-9551
Pelargòs è la cicogna, nome che, a ragione del continuo vagare del pennuto, fu utilizzato per indicare i Pelargi, il mitico popolo antico, celebre per le sue migrazioni: ad Atene essi avrebbero costruito quelle mura, perciò dette pelargiche, che cingevano l’Acropoli e parte della città bassa, prima del circuito realizzato da Temistocle. Straordinaria è la raffigurazione della cicogna appollaiata su un muro nella stele di Telemachos di Acarne, il costruttore dell’Asklepieion di Atene, a riprova dell’identificazione di quel muro, da parte degli Ateniesi del V secolo, con il pelargico, come apprendiamo da Tucidide. A dir il vero, quel popolo si chiamava Pelasgi, ma con un piccolo artifizio retorico, per il quale venne chiamato in causa il rotacismo, diventò i Pelargi, in modo da farlo derivare dal nome della cicogna. Il mito ci è stato consegnato in varie versioni che vanno dalla migrazione dei Pelasgi nell’Attica e da qui a Lemno, fino ad identificarsi con i popoli primitivi dell’Italia antica secondo un’altra celebre versione. Abbiamo scelto questo nome per una Rivista di Studi sul Mondo Classico, in virtù della forte identificazione del pelargòs con la migrazione, argomento che vogliamo considerare uno degli aspetti principali della nostra riflessione, ma non solo, perché per noi la migrazione sarà quella degli antichi ma anche una metafora degli studiosi che osservano il mondo greco in ogni angolo del Mediterraneo dalla Grecia propria alla Magna Grecia ed alla Sicilia fino all’incontro con le componenti locali ed a quello con le culture fenicio-puniche, dalla penisola iberica alla Sardegna al Nord Africa ed al Vicino Oriente antico, osservatori di inestimabile valore documentario. Ma non perderemo di vista il forte senso umanitario che ha oggi la migrazione, effetto di espulsioni, persecuzioni, mentre popoli del Mediterraneo si spostano solo perché vanno alla ricerca di un luogo dove vivere in pace.
Pelargòs means stork. This name is derived from the bird’s long voyages and could also invoke the Pelargi, a mythical ancient people who were famous for their migrations. In Athens it was said that the Pelargi built a circuit of walls, called pelargic, to encircle the Arcopolis and part of the lower city. These supposedly were the city’s walls before the circuit built by Themistocles. In the 5th century, the walls which were thought to be the work of the Pelargi were identified with a sculpture of a stork perched on a wall. This sculpture was carved into the Stele of Telemachos of Acarne, the builder of the Athenian Asklepieion. That this carving identified these walls with the work of the mythical Pelargi is supported by Thucydides. The symbol of the stork was itself the product of a linguistic transformation and a false etymology. In truth, the people who were invoked as the builders of these walls had been called Pelasgi, which with a rhotacism became Pelargi. The name Pelargi was associated with the stork. This myth has reached us in various versions. One account describes the migration of the Pelasgians to Attica and from Attica to Lemnos, up until their presumptive identification with Italic peoples. We chose this name for a Journal of Studies of the Classical World because of the link between Pelargòs and one of our main areas of concern, migration. Here, migration will also serve as a paradigm which will encompass scholars of the Greek world in every Mediterranean shore from Greece, to Magna Graecia and Sicily as well as in all those places where we find interactions between Greeks and local populations, including the Phoenician-Punic cultures of the Iberian Peninsula, Sardinia, North Africa and the Ancient Near East. But we must not lose sight of the urgent humanitarian resonance which the word migration evokes today at a time when people are forced to move across the Mediterranean in search of places where they might live in peace.
Alla Rivista si affianca una collana di Supplementi
Pagina Supplementi