Copertina Pelargos 1

n. 1 | 2020


ISBN 978-88-5491-085-0

pp. 256

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Miscellanea

Il passaggio dall’Età del Bronzo all’Età del Ferro nelle Cicladi. La testimonianza della ceramica e delle pratiche funerarie, Nota Kourou

La scomparsa dei palazzi nella Grecia continentale alla fine del periodo Tardo Elladico IIIB fu seguita da enormi cambiamenti sociali e movimenti della popolazione che determinarono significativi cambiamenti culturali in tutto l’Egeo. Il crollo del sistema dei palazzi, tuttavia, non segna necessariamente la fine della civiltà micenea. La cultura post-palaziale, che affonda le sue radici profonde nel periodo dei palazzi, ebbe una breve ripresa in alcune aree durante il periodo Antico e Medio-Tardo Elladico IIIC, seguita da un graduale declino che culminò nel periodo sub-miceneo. Questo modello piuttosto comunemente accettato per la cultura micenea continentale sembra adattarsi bene anche alle Cicladi nonostante la loro geomorfologia “polinesiana” e un conseguente regionalismo. La cultura micenea continuò a fiorire durante il periodo Tardo Elladico IIIC in diversi centri delle Cicladi, soprattutto durante le sue prime fasi. Alcuni di questi siti furono abbandonati prima della fine del periodo Tardo Cicladico IIIC, mentre altri mostrano evidenze di insediamenti durante il periodo Proto-Geometrico. Un problema significativo nel definire con precisione la fine della civiltà micenea e l’inizio della nuova epoca nelle Cicladi è la mancanza di dati archeologici sufficienti per questo periodo. La ceramica submicenea è quasi inesistente nelle Cicladi e i pochi esempi superstiti provengono da contesti sconosciuti o misti o da siti non ben stratificati. In questo articolo i dati vengono discussi nel dettaglio nel tentativo di produrre possibili sincronismi e definire più esattamente il punto di partenza della nuova epoca. Allo stesso tempo vengono presentate e analizzate le evidenze oltre la ceramica, come ad esempio le nuove pratiche cultuali e funerarie, che illustrano alcuni aspetti del cambiamento e indirettamente il periodo delle grandi svolte che hanno plasmato il mondo classico.

The demise of palaces on mainland Greece at the end of the Late Helladic IIIB period was followed by huge social changes and population movements resulting in significant cultural changes throughout the Aegean. The collapse of the palace system, however, does not necessarily mark the end of the Mycenaean civilization. Post-palatial culture having deep roots in the palace period experienced a brief recovery at some areas during the Early and Middle Late Helladic IIIC period followed by a gradual decline that culminated in the Sub-Mycenaean period. This rather commonly accepted explanatory model for mainland Mycenaean culture seems to fit well also to the Cyclades despite their “Polynesian” geomorphology and its resulting regionalism. Mycenaean culture continued to flourish during the Late Helladic IIIC period, though mostly during its first stages, at several Cycladic centers. Some of these sites are abandoned before the end of Late Cycladic IIIC period, while others show evidence of habitation during the Proto-Geometric period. Α significant problem in precisely defining the end of the Mycenaean civilization and the beginning of the new era in the Cyclades is the lack of sufficient archaeological data for this period. Sub-Mycenaean pottery is almost non-existent in the Cyclades and the few surviving examples come from unknown or mixed contexts or from not well stratified sites. They are discussed in detail in this paper in an attempt to produce possible synchronisms and define more exactly the starting point of the new era. At the same time evidence beyond pottery, such as new cultic and mortuary practices, which illustrate aspects of change and indirectly the period of the great twists and turns that shaped the classical world, are presented and analyzed

Civic Architecture and the Social Dimensions of the Built Environment in Archaic Crete. The Case of Azoria in the 6th Century B.C., Donald C. Haggis, Rodney D. Fitzsimons

La prima urbanizzazione greca è stata collegata a processi evidentemente in atto tra VIII e VI secolo a.C.: la delimitazione dell’agora; l’istituzionalizzazione dei santuari e la monumentalizzazione dei templi; lo spostamento e l’allontanamento delle necropoli; e, infine, la strutturazione degli spazi politici, residenziali, artigianali e commerciali. Sebbene questi aspetti non si siano sviluppati in contemporanea in tutto l’Egeo nè siano sempre evidenti, Creta rimane un’anomalia significativa. L’isola è storicamente conosciuta per le sue prime città, ma sappiamo molto poco della loro archeologia fino al IV-III secolo a.C., quando siti come Lato e Dreros possono fornire indizi materiali come possibili agorai, luoghi per assemblee civiche, santuari e zone residenziali. Questo articolo esamina l’architettura pubblica o civica nel sito arcaico di Azoria, sostenendo che l’organizzazione socio-politica della Creta più antica potrebbe aver generato forme particolari di architettura urbana, notevolmente diverse da quelle tipicamente associate alle città dell’Egeo in età classica.

Early Greek urbanization has been linked to processes evidently underway during the 8th-6th centuries B.C.: the demarcation of an agora; the formalization of sanctuaries and monumentalization of temples; the relocation and marginalization of cemeteries; and eventually, the structuring of political, residential, industrial, and mercantile spaces. While these developments are neither coterminous nor consistently in evidence throughout the Aegean, Crete remains a significant outlier. The island is known historically for its early cities, but we know remarkably little about their archaeology until the 4th and 3rd centuries B.C., when sites such as Lato and Dreros may provide material evidence for features such as putative agoras, places for civic assemblies, sanctuaries, and residential zones. This paper examines public or civic architecture at the Archaic site of Azoria, arguing that the sociopolitical organization of early Crete may have generated distinctive forms of urban architecture, differing remarkably from those typically associated with cities in the Classical Aegean.

Griegos y Fenicios en el emporion de Huelva, Adolfo J. Domínguez Monedero

Decenni di scavi di salvataggio effettuati nella città di Huelva (a sud-ovest della penisola iberica) hanno fornito informazioni, frammentarie ma di grande interesse, sulla presenza di Fenici e Greci in quella città. In questo articolo si analizzano i principali dati archeologici relativi a quella presenza, che inizia almeno a partire dal IX secolo a.C. e che conosce diverse fasi. Mentre la presenza fenicia proseguirà anche dopo il VI secolo a.C., quella greca non andrà oltre. Si cercherà inoltre di discutere i dati che diversi autori greci forniscono su Tartesso.

Decades of rescue excavations carried out in the city of Huelva (southwest of the Iberian Peninsula) have provided information, fragmentary but of great interest, about the presence of Phoenicians and Greeks in that city. In this article we analyze the main archaeological data about that presence, which starts at least from the 9th century BC and that knows several phases. While the Phoenician presence will extend beyond the 6th century BC, the Greek one will not exceed that century. With respect to the latter, an attempt will be made to establish its relationship with the data that various Greek authors provide about Tartessos.

L’émergence de Zeus Olympien, la deuxieme naissance d’Athéna et le nouveau Dionysos, Patrick Marchetti

La riforma politica che porta al nuovo modello di città patriarcale si basa su una revisione completa del pensiero religioso e del pantheon. Inaugura il regno di Zeus Olimpio, garante di un nuovo equilibrio cosmico da cui sono banditi Titani e giganti. La teogonia che ne seguì costrinse i saggi e i pensatori del periodo arcaico a produrre una nuova creazione, incorporando in essa l’eredità dei tempi antichi. La conseguenza è un complesso arricchimento delle sfere d’azione di tutti gli dei convocati nella nuova assemblea degli dei dell’Olimpo. Ognuno di loro ora raccoglie nella propria genealogia molteplici nascite, quindi un “triplo” Zeus, le due madri di Dioniso, la rinascita di Atena, tutti esempi di cui è importante svelare la complessità per riprendere adeguatamente l’insieme delle tradizioni. Da qui deriva anche una nuova definizione degli elementi primari e dei concetti che d’ora in poi alimenteranno i pensieri sull’aspetto divino e le letture del mondo. Poeti, filosofi presocratici o seguaci dell’orfismo li declineranno, ciascuno nel proprio linguaggio

The political reform that leads to the new model of the patriarchal city is based on a complete overhaul of religious thought and the pantheon. It inaugurates the reign of Olympian Zeus, guarantor of a new cosmic equilibrium from which Titans and giants are banished. The ensuing theogony forced the wise men and thinkers of archaism to invent a new creation, while incorporating into it the heritage of ancient times. The consequence is a complex enrichment of the spheres of action of all the gods summoned to the new assembly of Olympians. Each of them now accumulates in their pedigree multiple births, hence a “triple” Zeus, the two mothers of Dionysus, the rebirth of Athena all examples of which it is important to unravel the complexity to adequately restructure the stack of traditions. This is also the source of a new definition of the primary elements and concepts that will henceforth nourish the thoughts of the divine and the readings of the world. Poets, pre-Socratic philosophers or followers of Orphism will decline them, each in their own language.

Quattro riflessioni sulla museruola quale insegna del potere, Raimon Graells i Fabregat

Il lavoro sintetizza alcune questioni fondamentali sulle museruole equine in bronzo. Le origini di questi oggetti, la loro cronologia, chi li ha utilizzati e la loro presenza nei santuari dovrebbero essere analizzati per affrontare il crescente interesse verso questi elementi e l’evidente carattere sociale.

The work synthesizes some basic questions about bronze horse muzzles. The origins of these objects, their chronology, who used them and their presence in sanctuaries should be implemented in order to address the growing interest towards these elements and the clear character as a social distinctive.

Artemide cerca Kasas, Emanuele Greco

L'intensa attività di scavo a Metaponto, sia nella città che nella chora, permette di comprendere questa città più di altre poleis greche della Magna Grecia. La discussione sugli spazi sacri ubicati nel territorio si è recentemente riaperta, soprattutto dopo l’identificazione delle divinità o titolari del santuario di S. Biagio alla Venella scavato da Dinu Adamesteanu e di quello di Pantanello scoperto da Joseph C. Carter. Entrambi i siti vengono identificati (con motivazioni simili) con l’Artemision sulla riva del Kasas (Basento) noto dall’Epinicio XI di Bacchilide. L’articolo evidenzia la difficoltà di utilizzare il poeta di Keos come fonte topografica.

The intense excavation activity in Metaponto, both in the city and in the chora, allows us to understand this city more than other Greek poleis in Magna Grecia. The discussion on the sacred spaces located in the territory has recently reopened, especially after the identification of the divinity or owners of the sanctuary of S. Biagio alla Venella, excavated by Dinu Adamesteanu and that of Pantanello discovered by Joseph C. Carter. Both sites are identified (with homologous motivations) with the Artemision on the riverside of the Kasas (Basento) known from Bacchilide’s epinicio XI. The article highlights the difficulty of using Keos’s poet as a topographical source.

Eracle e i bagni di acque calde: tra strumentalizzazione del mito e relativismo etico, Carmelo Di Nicuolo

La ricerca inizia con la revisione critica di un celebre passo delle Nuvole di Aristofane, in cui Eracle viene presentato come il nume tutelare dei bagni caldi. Al di là di un evidente paralogismo, funzionale a una giustificazione alquanto paradossale della preferenza data dai giovani ateniesi alla fine del V secolo a.C. ai bagni pubblici anziché alle palestre, la testimonianza si è rivelata utile per intraprendere una ricerca preliminare sull’archeologia di un culto. Fonti letterarie, iscrizioni e testimonianze archeologiche rivelano i contorni di una radicata associazione di Eracle alle sorgenti termali. Dono degli dei, alle Termopili come in Sicilia presso la città di Himera, le acque calde erano ritenute una ricompensa molto apprezzata per guerrieri e atleti, fornendo riposo e garanzia di rigenerazione eterna.

Our research begins with a critical review of a famous passage from Aristophanes’ Clouds, in which Heracles is presented as the tutelary deity of warm baths. Beyond an evident paralogism, functional to a somewhat paradoxical justification of the preference given by young Athenians at the end of the 5th century BCE to public baths instead of gymnasia, the testimony proved useful to undertake preliminary research on the archaeology of a cult. Literary sources, inscribed documents and archaeological evidence reveal the outline of a deep-rooted association of Heracles with thermal springs. Gift of the gods, at Thermopylae as well as in Sicily near the city of Himera, hot waters were believed to be a much appreciated reward for warriors and athletes, providing rest and a guarantee of eternal regeneration.

Il mondo greco: scoperte e studi

Τα Έργα στην Αχαϊα: le ricerche degli ultimi dieci anni nella moderna regione nel nord del Peloponneso
Federica Iannone


Metaponto e il Metapontino
Calogero Ivan Tornese


Per una rassegna su pozzi, cisterne e non solo: prospettive di ricerca sulla gestione dell’acqua nella Sicilia greca
Marcella Pisani


Recenti ricerche sul versante calabrese del golfo di Policastro: gli scavi della missione archeologica dell’Università di Messina (2016-2019)
Fabrizio Mollo


A proposito della nuova guida di Corinto. Considerazioni sullo stato della ricerca archeologica
Alexia Giglio


Rassegne e discussioni

Ritorno all’agora di Atene
Michele Scafuro


Nuove proposte di ricerca negli studi dell’archeologia portual
Anna Salzano


Continuità, discontinuità, trasformazione di una comunità epirota
Angela Pontrandolfo


¿Reconstruir la guerra Antigua a partir de los textos?
Raimon Graells i Fabregat


Partenone e dintorni
Emanuele Greco



In memoriam
L'altra Acropoli. Un ricordo di Manólis Glézos
Vincenzo Franciosi


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